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maggio 2020 | GSAM Connect

Sei fattori da considerare nella valutazione dei fondi Multi-Asset Income

Già nel 2019, gli investitori orientati al reddito si sono trovati a dover affrontare un contesto di bassi rendimenti, in cui è stato difficile generare un rendimento complessivo intorno al 5%. Nel frattempo, la crisi dovuta al coronavirus ha spinto al rialzo i rendimenti nella maggior parte delle classi di investimento diverse dalle obbligazioni governative dei Paesi sviluppati, rispecchiando giustamente un contesto di mercato più rischioso.

Le attuali difficoltà associate alla generazione di un flusso di reddito solido e con un’attenta gestione del rischio evidenziano il valore che i fondi multi-asset income cercano di ottenere. Sebbene questi fondi condividano un obiettivo generale, le classi di investimento e le tecniche utilizzate per generare reddito variano notevolmente. In questo modo si complica il processo di selezione dei fondi, che deve considerare sia le caratteristiche del gestore che l’asset allocation, e si creano differenze nei risultati registrati durante le fasi di ribasso e di recupero.

Qui di seguito illustriamo sei fattori importanti che teniamo in considetazione nella valutazione dei fondi Multi-Asset Income.

1. Rendimento sostenibile o rendimento del capitale

Le distribuzioni dei fondi di Multi-Asset Income variano da un minimo del 3% a oltre l’8%, e gli investitori devono considerare con curiosità e cautela proprio le distribuzioni nella fascia più alta.

Non sono pochi i fondi che rimborsano il capitale dei clienti con la distribuzione dei proventi, al netto delle commissioni. Ad esempio, il Fondo A vuole distribuire l’8%, ma i dividendi e le cedole generate dagli investimenti in portafoglio raggiungono solo il 5%. Per colmare il divario di reddito, il Fondo A restituisce anche il 3% del capitale degli investitori per generare un pagamento complessivo dell’8%. Molti investitori sarebbero fortemente delusi di pagare tutte le commissioni per un rendimento solo parziale. La tendenza di un fondo a restituire il capitale spesso non è inclusa nella scheda informativa. I consulenti devono chiedere al gestore del fondo: “Si tratta al 100% di rendimento da cedole e dividendi?”, per chiarire se il rendimento è sicuro affinché i suoi clienti possano spenderlo piuttosto che reinvestirlo.

Questo aspetto è particolarmente rilevante soprattutto in questo momento. Se un fondo ammette anche la restituzione del capitale come parte della distribuzione, è probabile che quel denaro non venga investito e quindi non partecipi ad una successiva ripresa. Questo equivale a “vendere ai minimi”, l’opposto del normale motto “vendere ai massimi!”.

2. Gestione del rischio o inefficienza del rischio

Il lato negativo di un’inadeguata gestione del rischio è particolarmente rilevante nel settore multi-asset income, perché gli investitori devono far fronte a una penalità costosa, ossia la difficoltà di ripresa da una fase di ribasso se i dividendi e le cedole vendono spese piuttosto che essere reinvestiti. Allo stesso modo, gli investitori in fondi multi-asset income prossimi all’età pensionabile sono soggetti al rischio di sequenziamento, ossia il fatto che la frequenza e la sequenza dei rendimenti sia estremamente importante per la longevità del portafoglio. Gestiamo questi rischi con una maggiore diversificazione e un’attenzione particolare alla volatilità complessiva del portafoglio.

I nostri studi suggeriscono che un calo di 1 punto percentuale della volatilità in un portafoglio di 1 milione di dollari può generare 140.000 dollari aggiuntivi di distribuzioni e 1,8 anni in più di longevità del portafoglio, anche in condizioni di mercato eccezionalmente sfavorevoli rispetto al passato.1 Molto spesso, il nostro team è in grado di ridurre di 1 punto percentuale il rischio dei portafogli, ad esempio passando da una deviazione standard del 9% a una deviazione standard dell’8%, senza influire sui rendimenti totali attesi. Gli investitori in fondi Multi-Asset Income possono cercare questi benefici esaminando l’asset allocation fornita da ciascun gestore e combinando più di un fondo insieme.

3. Rendimento azionario ovvio o meno ovvio

Consideriamo il rendimento azionario come un terreno di prova per capire se il gestore di portafoglio è in grado di aggiungere valore, generando un rendimento da un mix più diversificato di azioni, anche da quelle che potrebbero non avere dividendi elevati. Per la loro natura, alcune aziende puntano più alla crescita del capitale che ai dividendi. Spesso, questo dividendo non distribuito si rivela una buona scelta, essendo reinvestito nell’azienda stessa per la sua crescita futura.

I gestori di portafogli multi-asset possono trasformare il potenziale rialzo di queste azioni in un rendimento per gli investitori vendendo delle covered call, in grado di sostituire la possibile crescita del prezzo delle azioni con un flusso di reddito. Questo metodo può rappresentare una fonte di flessibilità e differenziazione. Inoltre, quando le azioni scendono, il premio delle opzioni sale, il che può potenzialmente aumentare il rendimento del portafoglio, fornendo al contempo un margine di sicurezza durante le fasi di ribasso delle azioni. Ad esempio, alla fine di marzo, il rendimento delle covered call sull’S&P 500 era del 20,2%, in un momento in cui l’S&P era in calo di circa il 20%.2

4. Stile azionario bilanciato od orientato al segmento value

Molti gestori di portafoglio si orientano verso i settori value come l’energetico, i servizi di pubblica utilità e l’immobiliare in virtù dei loro dividendi più elevati. Tuttavia, questi settori sono spesso caratterizzati da una minore crescita degli utili, un maggiore indebitamento e meno possibilità di aumentare i dividendi futuri. Il dubbio della capacità di ogni azienda di pagare un dividendo elevato in modo sostenibile è reso oggi più complicato dalle pressioni cicliche e normative che spingono a tagliare i dividendi in diversi settori. Questi cambiamenti possono penalizzare il rendimento complessivo, in quanto lo stile value può rimanere arretrato rispetto al growth per lunghi periodi di tempo. Lo stile value ha sottoperformato il growth negli ultimi 10 anni e il differenziale di valutazione tra i due ha raggiunto i massimi storici quest’anno. Ciò potrebbe sembrare insostenibile ma, a nostro avviso, riflette una tendenza: i periodi in cui la crescita, l’inflazione, gli utili e i rendimenti hanno tutti bassi livelli tendono a favorire le azioni growth. Guardando al futuro, lo stile value potrebbe registrare buoni risultati nei brevi slanci di entusiasmo legati alla ripresa, ma è probabile che lo scenario secolare continui a favorire lo stile growth. I portafogli che sono più bilanciati tra società growth e value possono offrire rendimenti durante molte fasi del ciclo di mercato. Privilegiamo il rendimento complessivo e preferiamo ricercare un rendimento senza sacrificare involontariamente la crescita.

5. Orientamento al singolo paese o visione globale

Diverse concentrazioni di settore e di stile entrano in gioco quando i fondi mostrano un orientamento per i loro paesi di origine, ma il rischio è simile indipendentemente dal domicilio.

Prendiamo ad esempio il Regno Unito. Dal gennaio 2007, il rendimento di prezzo delle azioni britanniche è stato dell’1%, ma il rendimento complessivo è stato del 65%, quindi il 98% dei rendimenti degli investitori è stato ottenuto dai dividendi e dal loro reinvestimento.3 Molti investitori del Regno Unito orientati al reddito tendono a sovrappesare le azioni britanniche per i loro dividendi relativamente elevati. Il lato negativo è che il mercato azionario del Regno Unito ha solo 1/15 di esposizione alla tecnologia rispetto al resto del mondo e un sovrappeso 3 volte maggiore rispetto al settore energetico (soprattutto petrolio).4 Pertanto, un investitore orientato al reddito potrebbe involontariamente esprimere un giudizio estremamente ribassista sulle società tecnologiche e un giudizio eccessivamente rialzista sulle società petrolifere. Questo giudizio settoriale implicito ha contribuito in modo significativo alla sottoperformance delle azioni del Regno Unito durante il ribasso dovuto al coronavirus e nel conseguente recupero.

A volte gli investitori privilegiano il paese di origine come metodo per limitare il rischio di cambio, ma riteniamo che questo obiettivo sia gestito meglio con una copertura piuttosto che con un sovrappeso doppio/triplo/10 volte maggiore in attivi domestici.

6. Diversificato o Concentrato

Nella ricerca del rendimento, le obbligazioni tradizionali, che gestiscono il rischio, sono state minimizzate in molti portafogli multi-asset income ed eliminate completamente da altri. Spesso quel capitale è stato impiegato in aree più piccole, più esoteriche, più volatili del mercato, con un significativo aumento del rischio del portafoglio. Ad esempio, numerosi fondi Multi-Asset Income detengono grandi concentrazioni di debito convertibile volatile, azioni privilegiate ed obbligazioni societarie high yield con i rating più bassi (CCC, CC, C e prive di rating). Per evitare che i nostri clienti possano dipendere eccessivamente da un qualsiasi singolo tipo di investimento, esaminiamo i budget di rischio delle asset allocation dei fondi Multi-Asset Income per capire se il rendimento e il rischio siano diversificati tra molti tipi di posizioni. Verificate l’esposizione del fondo al debito dei paesi sviluppati di alta qualità. In caso di scossoni del mercato, questo è un importante indicatore della capacità di tenuta dei portafogli dei vostri clienti.

Vi sono pochi dubbi sul fatto che i fondi Multi-Asset Income continueranno ad essere uno strumento importante per gli investitori grazie alla loro diversificazione, alla generazione di reddito, all’economicità e alla convenienza. Quando valutiamo questi fondi, prestiamo molta attenzione a queste sei dimensioni, con la consapevolezza che la scelta di un fondo Multi-Asset Income è anche la scelta di un’asset allocation.

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