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20 agosto 2020 | GSAM Connect

Riprendere fiato

L’attuale crisi sanitaria potrebbe aiutarci a mettere le cose in prospettiva, facendoci intravedere come potrebbe essere realmente il nostro “futuro lontano”. Sappiamo tutti che la storia non si ripete, ma COVID-19 fa indubbiamente rima con i cambiamenti climatici: ha origine nell’ambiente naturale, ignora le frontiere, ha implicazioni economiche e sociali catastrofiche e richiede una risposta politica coordinata. I prossimi mesi ci diranno se questo sguardo sull’avvenire indurrà i responsabili politici impegnati a risolvere la crisi odierna a considerare anche quelle future.

Un periodo senza precedenti, di nuovo

Prima di guardare al futuro, cerchiamo di imparare dal passato. Ogni crisi è unica, ma la pandemia di COVID-19 non è la prima grande crisi globale e non sarà certamente l’ultima. Come in precedenti episodi di forte rallentamento economico, osserviamo un calo significativo della domanda di energia. Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), la domanda totale di energia potrebbe contrarsi di circa il 6% nel 2020.1  Non si tratta di un calo insignificante: in effetti, rappresenta la singola flessione più consistente della domanda di energia elettrica dall’inizio dei rilevamenti, equivalente alla domanda annuale totale di Germania, Francia, Italia e Regno Unito messi insieme. Una contrazione di questa portata annulla in sostanza gli ultimi cinque anni di crescita della domanda, inducendo a chiedersi se questo calo non possa avere almeno un piccolo risvolto positivo in una situazione altrimenti molto difficile.

La Figura 1 può fornire qualche indicazione, si evidenzia infatti una relazione inversa tra crescita economica e emissioni.1Tuttavia, anche gli anni che seguono le crisi (il ciclo di ripresa) sono importanti: la domanda di energia riprende tendenzialmente ad aumentare con maggiore vigore. Se da un lato una situazione di emergenza economica comporta indubbiamente un’interruzione della crescita delle emissioni annuali, dall’altro lato non sembra frenare significativamente la sua tendenza strutturale all’aumento.

Figura 1: facciamo chiarezza – la relazione inversa tra i disastri economici e il clima

Figura 1: facciamo chiarezza – la relazione inversa tra i disastri economici e il clima

Il “verde” si è distinto

Un’analisi più approfondita della contrazione della domanda totale di energia prevista dall’AIE può inoltre suscitare un certo ottimismo. In effetti, la prevista erosione della domanda non riguarda tutti i segmenti del mercato dell’energia allo stesso modo (Figura 21). Il petrolio è di gran lunga il più penalizzato, essendo fortemente esposto alle politiche monetarie e fiscali espansive e ai loro effetti.

L’impatto della crisi sulla domanda è stato particolarmente marcato per lo storico trio delle forniture elettriche: carbone, gas e nucleare, con contrazioni rispettivamente dell’8%, 5% e 3%.

Solo le rinnovabili sono riuscite a stare a galla. Mantenere un momentum positivo della domanda nel 2020 è un’impresa degna di nota e, se in circostanze normali un’accelerazione dell’1% non susciterebbe alcuna euforia per l’energia verde, il suo impatto nell’attuale contesto risulta significativamente amplificato. Nel primo trimestre, la quota rappresentata dalle rinnovabili nel mix energetico globale è salita al 13%, con un aumento dello 0,5%, ed il loro peso nel settore globale dell’energia ha raggiunto il 27,5%, con un incremento dell’1,5%. Questo trend è stato supportato da tre fattori principali: i) la priorità nella rete di distribuzione ed altre misure di supporto a livello normativo, ii) la nuova capacità disponibile, poiché alcune utilities stanno rafforzando costantemente l’impiego di fonti energetiche alternative, e iii) considerazioni di natura economica che evidenziano le crescenti attrattive delle rinnovabili rispetto alle fonti di produzione energetica tradizionali.1

Figura 2: l’eccezione alla regola – la crescita positive della domanda di energie rinnovabili nel 2020

Figura 2: l’eccezione alla regola – la crescita positive della domanda di energie rinnovabili nel 2020

È pur vero che l’ipotesi che la domanda di energia rimanga semplicemente più bassa più a lungo appare come minimo irreale, e che non c’è alcuna garanzia che la fase ripresa rispecchierà quella di rallentamento. In questo senso, non c’è neppure la certezza che nei prossimi anni le fonti energetiche tradizionali non recuperino le quote di mercato perse. In previsione di un’inevitabile ripresa della domanda, sarà cruciale monitorare quali componenti del mix energetico contribuiranno ad alimentare la ripresa.

Le curve climatiche

Osservando la risposta di politica monetaria e fiscale globale alla crisi del coronavirus, è evidente che i governi restano convinti che occorra ben più di una mano invisibile per sostenere la ripresa. Indubbiamente, la lotta globale contro la pandemia di COVID-19 ci sta spingendo verso un nuovo paradigma di definizione delle politiche.

Da questo periodo possiamo trarre molti insegnamenti, che ci offrono l’opportunità non solo di evitare ulteriori crisi di questo genere, ma anche di prepararci proattivamente al futuro. Oltre all’impresa erculea di trovare il corretto equilibrio tra l’esigenza di proteggere la salute pubblica e la necessità di far ripartire l’economia, i capi di Stato e di governo stanno già pensando al futuro e definendo il cammino verso la ripresa. Farlo nel modo giusto è fondamentale per minimizzare il danno pubblico e sociale: ciò significa che l’economia deve ripartire ora, non in seguito.

Infatti, i legislatori sono consapevoli che, oltre alle ripercussioni economiche positive, l’entità dello stimolo richiesto per risollevare l’economia mondiale dall’abisso avrà anche implicazioni sostanziali sul clima.

La combinazione tra la mera entità e la longevità degli investimenti sottostanti implica che anche delle decisioni di allocazione di risorse pubbliche (relativamente) modeste potrebbero avere un impatto significativo sulle emissioni totali di gas serra (Figura 32). In una prospettiva decennale, qualsiasi forma di stimolo verde introdotto oggi può ridurre considerevolmente la curva delle emissioni ad impatto climatico. Per la stessa ragione, imboccando oggi una strada sbagliata potrebbe pregiudicare il raggiungimento del comune obiettivo dell’Accordo di Parigi, vale a dire il contenimento del riscaldamento globale entro +1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali.

Figura 3: ad un bivio – la curva climatica in un mondo post-COVID19

Figura 3: ad un bivio – la curva climatica in un mondo post-COVID19

Il nostro pianeta ha ripreso fiato. Non un sospiro di sollievo, ma il respiro profondo che si prende prima di affrontare un’impresa mastodontica. Come è già accaduto in passato, l’attuale sofferenza dell’economia sta riportando indietro le lancette dell’orologio delle emissioni, regalandoci del tempo in più per ridurre il riscaldamento climatico.

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